Ottone Amedeo di Savoia-Soissons

La classe non è acqua, ma è vino, dei migliori vini coltivati nella storia, storia che si fa sui campi di battaglia o nei salotti. Di questo carattere erano spesso intrise le parole del Principe Ottone Amedeo di Savoia-Soissons.
Il piccolo Ottone nacque il 14 Settembre del 1788 a Torino, la Torino della famiglia Savoia. Fin da piccolo il giovane Ottone dimostrava una certa irruenza e fu a volte difficile educare e instradare il suo spirito combattivo, cosa che la famiglia fece in modo eccelso. Tuttavia già dasi primi anni aleggiava su Ottone Amedeo il soprannome di “Savoiardo”, quello un poco Savoia e molto bastardo. Difatti Ottone Amedeo era l’ultimo in linea di successione al trono del Regno di Sardegna e in quanto tale Principe di Savoia mentre il padre era portatore dei titoli di Conte di Soissons e Marchese di Barolo, era malvisto a causa della vicinanza al Regno di Francia. La madre, una ricca borghese francese e senza titoli, garantì, insieme a qualche amicizia altolocata, il trasferimento della famiglia nella Francia Napoleonica. Correva l’anno 1796 e l’intera famiglia fu spogliata dei titoli nobiliari.
Il padre Eugenio Filiberto venne inquadrato nell’Esercito Francese e trascorsero nove anni in cui la famiglia Savoia-Soissons visse in modo agiato, senza cadere negli eccessi e supportando la causa di Napoleone. Nel 1805 la famiglia riottenne i titoli strapppati e nel 1806 Ottone Amedeo uscì dal Liceo Militare di Bourges con il grado di Tenente. Essendo abile nell’uso del moschetto e nel cavalcare, ottenne di essere inquadrato nei Dragoni.
Il 14 Ottobre 1806 Ottone Amedeo di Savoia-Soissons fu schierato in battaglia sotto il comando del Maresciallo Davout nella battaglia di Auerstädt che, nonostante una superiorità numerica nemica, vide vittorioso l’Esercito Francese. Ottone Amedeo fu ferito lievemente ad un braccio a causa della sua irruenza, però il Maresciallo gli riconobbe comunque i meriti sul campo. Ma non finì qui.
L’8 Febbraio 1807 Ottone Amedeo marciò ancora a fianco di Davout in Russia ad Eylau nell’omonima battaglia. I 75000 uomini francesi riuscirono ad ottenere la vittoria, ma a caro prezzo. Ottone Amedeo fu ferito gravemente e sopravvisse per miracolo mentre il padre Eugenio Filiberto morì per setticemia a causa di un colpo di moschetto nella coscia.
Rientrato in Germania come parte integrante dell’Armata del Reno e ottenuti personalmente i titoli di famiglia, Ottone Amedeo di Savoia-Soissons combatté un’ultima volta nel 1809 a Wagram dove sopravvisse nonostante la sua ormai famosa avventatezza a causa della quale ricevette anche un’ammonimento.
Finita la triste parentesi, ottenne di entrare nei Dragoni dell’Imperatrice e combatté a Lipsia. Purtroppo la battaglia insegnò al Savoiardo che l’eroismo non bastava per vincere. Fu catturato e fu liberato solo all’abdicazione di Napoleone.
Reintegrato nell’esercito, partecipò a fianco di Napoleone nei 100 giorni subendo poi una ferita alla gamba durante l'ultima battaglia dell’Imperatore, a Waterloo. Fu in quel momento che perse tutto quanto avesse avuto fino a quel momento.
Il Principe Ottone Amedeo cominciò una vita per salotti e senza l’arma in pugno, cosa che gli stava stretta. Inoltre fu anche vittima di un’aggressione alla propria carrozza a causa di alcuni attivisti monarchici. Date le condizioni di difficoltà, decise di traferirsi e ritornare nel Regno di Sardegna dove prese a frequentare la corte grazie al proprio nome che gli dava relativa tranquillità. Fu tollerato per anni da Vittorio Emanuele I, ma alla salita a trono di Carlo Felice, fu invitato gentilmente ad allontanarsi da corte e così fece.
Sempre più isolato, la grande svolta per il Principe Ottone Amedeo di Savoia-Soissons, fu la scoperta delle stranezze della città di Borgo San Donnino. Spinto dal desiderio di essere sotto i domini della sua passata Imperatrice, si trasferì prendendosi carico di una rappresentanza diplomatica lì dove nessun piemontese voleva recarsi.
L’arrivo di del Principe presso il Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla, avvenne il 28 Febbraio 1824 in una Borgo San Donnino sotto il controllo dell’Esercito Britannico dopo il colpo di mano del 1823. I primi contatti furono con la rappresentanza del Marchese di La Rochelle, Conrad de La Tour, con il quale il Principe Ottone iniziò una collaborazione più o meno trasparente fatta di trovate e compromessi atti al rovesciamento della situazione, almeno di facciata. Pochi mesi dopo il suo arrivo il Principe Ottone si prese carico della difesa del Marchese stesso ad un processo atto a dimostrare che de La Tour fosse un tiranno, come gli Inglesi avrebbero voluto dimostrare per giustificare la propria azione di forza. Il processo finì con la vittoria della difesa ed un Ottone Amedeo rinforzato nell’immagine e nel potere. Fu anche protagonista, insieme ad altri, della liberazione di un medico famoso in quanto medico personale della Duchessa Maria Luigia durante un’azione ai danni di alcuni ribelli non meglio identificati.
Bogo San Donnino fu a tutti gli effetti un teatro di riscossa per il principe che non dimenticò mai la rappresentanza che portava con sé e spese tempo e risorse per riscattarsi agli occhi della corte torinese. Per trovare una posizione di forza e potere diplomatico collaborò con i Francesi che a fine 1824 fecero giungere un esercito nella zona ducale che mise sotto assedio la citta di Borgo San Donnino. Il Principe Ottone Amedeo fu presente ai tavoli di trattativa a Bagni di Lucca, quando Aidan O’Doran dichiarò guerra al Regno di Francia. In quell’occasione molti equilibri si mossero.
Il Principe non fu presente sul teatro di guerra durante la famosa Battaglia del Borgo. Sembrava che ormai vi fossero alcune tensioni tra il Marchese di La Rochelle e il Principe, tensioni che però sembravano sparire ad ogni occasione mondana. Inoltre il Principe aveva accumulato anche alcuni problemi con taluni britannici a causa delle sue posizioni non sempre limpide.
E’ famosa la serie di accuse che inondò il Principe in occasione del tradimento sabaudo ai danni dell’Esercito Austriaco durante l’assedio di Piacenza del 1825. Ottone Amedeo non fu accusato né processato essendo ritenuto, infine, estraneo a quei fatti.
Negli anni, però, il Principe aveva rinsaldato i rapporti con il proprio sovrano allacciando accordi commerciali e risolvendo a Borgo San Donnino e nel Ducato le situazioni di tensione dovute all’episodio del tradimento a danni degli austriaci. Forse anche grazie a questo, il Principe ottenne la mano di Maddalena Malatesta, la sorella del famoso Duca Federico Malatesta saldando un’alleanza di famiglia con un nobile pontificio e tessendo legami difficili da scardinare.
Forte della propria posizione, nel 1826 il Principe aveva saldato rapporti con frange francesi, diplomazie internazionali e aveva recuperato, con onori, il credito verso la corte sabauda. Purtroppo, come spesso accade, i voli verso la gloria rischiano di finire con rovinose cadute e così fu anche per il Principe Ottone Amedeo di Savoia-Soissons.
Nella serata del 10 Giugno 1826, il corpo senza vita del Principe Ottone fu ritrovato in un vicolo della città di Borgo San Donnino, proprio quella città che fu il simbolo della sua gloria fu anche il teatro del suo ultimo viaggio.
La sua morte innescò grandi reazioni dal lato diplomatico, specialmente dal Regno di Sardegna che volle, per desiderio di Re Carlo Felice, il trasferimento della salma presso Torino per la sepoltura nel mausoleo di famiglia. Al confine con il Ducato, un villaggio fu ribattezzato con il nome di “Ottone” tanto fu il cordoglio dello stato sabaudo.
Certamente, se il Principe Ottone fosse stato ancora presente, avrebbe oltremodo apprezzato questi frutti della sua vita burrascosa e di successo.