Federico Malatesta

Si potrebbe restare a disquisire per ore su chi il Duca Federico Malatesta fosse, per giorni, per mesi, ma nonostante ogni impegno e ogni analisi (per quanto approfondita), la sua essenza reale sfuggirebbe anche alla più acuta delle menti, sempre che esistesse un’essenza reale di un uomo tanto variopinto quanto imprevedibile.
Federico Malatesta nasce a Firenze nel 1795 da una ricca famiglia di banchieri. Il giovane Federico cresce nella convinzione che nel mondo si debba lottare per raggiungere ogni scopo. La rigida moralità del ceto medio viene impressa in una giovane e reattiva mente mentre la famiglia Malatesta si trasferisce a Roma.
Mentre il piccolo Federico ha solo 4 anni, il padre si impegna con la spie vaticane a far uscire importanti documenti durante la Repubblica Romana istituita da Napoleone Bonaparte. Al termine del dominio francese, questo procura alla famiglia il titolo di Conti.
Federico, cresciuto, si diletta nelle arti del conto e dell’amministrazione bancaria anche se non ufficialmente e viene notato dai nobili locali. E’ in questo frangente che si vocifera conosca alcune importanti personalità vaticane che lo prendono sotto la loro ala protettrice. Nonostante questo clima di bon auspicio, il giovane Federico contrae una forma di tifo che lo lascerà segnato per tutta la vita con un fisico piuttosto gracile. Sebbene duramente provato, sopravvive e, poco più che adolescente, si trasferisce a Bologna dove studia all’Università conseguendo le lauree in Scienze Matematiche ed Economiche.
Trasferitosi nuovamente a Roma, prende in mano con il padre le redini delle attività famigliari mettendo a frutto la propria preparazione e riuscendo a consolidare il patrimonio di famiglia.
Dopo i suoi vent’anni le tracce di Federico Malatesta si perdono fino al 1823. Non si sa appieno quale sia stata la sua attività o lavoro, ma quello che è certo è che in quegli otto anni lavora per lo Stato Pontificio come banchiere in stretta collaborazione con alcune importanti personalità di Roma.
Nel Settembre dell’anno 1823, assunto il titolo di Conte dopo la morte del padre e dopo essersi affermato a Roma, il Conte Malatesta viene inviato nel Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla come Diplomatico Pontificio. Roma contratta la sua presenza insieme al seguito del Marchese di La Rochelle Conrad de La Tour, pare per la vicinanza dei Francesi alle posizioni ducali dato lo scandalo che l’occupazione britannica di Borgo San Donnino aveva sollevato pochi mesi prima, ad Aprile. Malatesta inizia la propria opera di tessitore di contatti e di affermazione propria e dello Stato Pontificio. Per tutto il restante 1823 ha dei sostenuti aiuti al proprio incarico.
Il Conte Malatesta rappresenta in tutto e per tutto Roma, ma presto inizia il contrasto con la potente rappresentanza clericale di Borgo San Donnino, già provata ed impegnata sul fronte dell’Occulto. Anche Il Conte Malatesta si rende conto del pericolo e comincia a muovere le proprie pedine per il raggiungimento di uno scopo che ancora oggi non è del tutto chiaro. Ciò che possiamo dire certo, è che Federico Malatesta, nel corso del 1824 stringe alleanza con il Tribunale per l’Integrita della Fede iniziando a lavorare con esso in modi non del tutto noti.
L’episodio più ricordato del 1824 è forse la sua presenza nella giuria internazionale chiamata a giudicare l’operato di Conrad de La Tour. Infatti il Ducato di Parma, risentito dell’azione militare britannica dell’anno prima, chiede il giudizio imparziale del passato Governatore in modo da accertare la legittimità dell’azione britannica. Il Regno Unito, tramite il nuovo Governatore auto-impostosi Aidan O’Doran, infatti, paga ancora le tasse a Parma e afferma che l’azione fosse doverosa ed effettuata per deporre il “tiranno de La Tour”. Il Ducato non accetta di buon grado e chiede la Giuria Internazionale. Il Conte Federico Malatesta, come suo solito onnipresente, riesce ad essere nella Giuria come rappresentante di Roma, Giuria presieduta da Wilhelm Von Tomah, Colonnello ed erede Duca di Stiria dell’Impero d’Austria. In questo frangente le mani manipolatrici di Malatesta affondano nel tessuto politico e giudiziario, ma nessuno sa quanto la sua opera sia stata o meno importante per l’esito del processo. Fatto sta che il Marchese Conrad de La Tour viene giudicato non colpevole e questo mina grandemente l’autorità britannica a Borgo San Donnino.
Nei mesi seguenti l’impegno del Conte Malatesta viene premiato con la nomina ad Ambasciatore Pontificio, ma durante lo stesso anno avvengono alcuni fatti che mettono lo stesso Conte in cattiva luce.
Il Conte Malatesta si avvicina ad una donna di nome Jaqueline Gray che viene tacciata di essere una strega. Il suo modo di fare insistente e a volte mellifluo gli consente di avvicinarsi alla discussa donna mentre il Tribunale per l’Integrità della Fede le si stringe minacciosamente intorno. Fa molto scalpore la notizia per la quale il Conte e Ambasciatore Malatesta propone un matrimonio proprio a Miss Gray. La nuova viene recepita male da Roma che comincia a mandare richieste di chiarimenti al proprio Ambasciatore.
Nonostante questo, il traboccante Federico Malatesta tiene in molti sotto scacco e riesce a coordinarsi con differenti organizzazioni presenti nel Ducato. Sembra perfino che vi sia la sua mano occulta sotto l’eliminazione della colpevole di stregoneria Jaqueline Gray, la stessa donna che aveva corteggiato. In molti pensano che tutte le mosse di Malatesta potessero essere state di carattere informativo, ma ciò non spegne alcune polemiche che cominciano a pesare sul curriculum dell’istrionico Ambasciatore.
La figura del Conte Malatesta diviene sempre più discussa per scandali con nobili ospiti del Ducato e ben presto giunge l’anno 1825.
Normalmente si spera che un anno nuovo porti novità benevole, ma nella storia del Conte Malatesta ciò non avviene del tutto, almeno per ciò che è noto. Ad inizio anno, infatti, vive appieno il clima di tensione tra i due contendenti per la città di Borgo San Donnino. A Bagni di Lucca viene indetta una conferenza di pace con la quale la Francia, con presenza anche del Ministro degli Esteri Talleyrand, impone al Regno Unito di lasciare Borgo San Donnino. Infatti le truppe francesi e ducali stringono d’assedio la città e Aidan O’Doran inizia a sentire la pressione di una situazione di difficile soluzione. In tutto questo Federico Malatesta utilizza ogni sua risorsa e mossa per imporre la propria visione, ma la presa sul Marchese di La Rochelle inizia ad essere più lenta a causa di alcune incomprensioni (alcuni dicono scandali politici) incorsi nel loro rapporto e non solo personalmente con il Marchese. Allo scoppio della guerra lo sbigottimento è tanto: il Regno Unito ha dichiarato ostilità e nessuno si sarebbe aspettato una condotta del genere, ma in molti non si stupiscono della follia di Aidan O’Doran.
In tutto questo il Conte Malatesta si allontana dal Marchese staccandosi dalla famiglia per riuscire a farsi accettare dai britannici al seguito di Aidan o’Doran.
Questo episodio è veramente pesante per la diplomazia internazionale e per l’immagine dello Stato Pontificio. Ma è tempo di battaglia. Federico Malatesta siede al tavolo di comando dell’Esercito Britannico a fianco di Aidan O’Doran. Per molti è tradimento, per altri opportunismo. Veramente poche persone difendono ancora l’inesplicabile Malatesta nella sua creativa follia, come alcuni la definiscono. Tuttavia il Conte sembra rimanere freddo e attento ad ogni virgola di ciò che gli accade intorno. La battaglia è rovinosa per gli Inglesi, sembra anche a causa degli errori dei comandanti.
In qualche modo il potente Conte Malatesta, all’arrivo delle truppe francesi a Borgo San Donnino, non risente di un trattamento troppo severo, ma ben presto una comunicazione giunge da Roma: Federico Malatesta perde l’incarico di Ambasciatore e Diplomatico dello Stato della Chiesa, ma viene “promosso” a Duca dell’Agro-Pontino.
Per il neo-Duca Malatesta è comunque una sconfitta. Lentamente la presa politica viene a mancare mentre tenta di ricostruirsi all’interno della delegazione britannica, ora prigioniera dei Francesi.
Si vocifera che siano molte le mosse pensate e messe in pratica dal Duca Malatesta, anche in questo frangente, ma quello che si sa è che sono manovre nascoste, attente, degne di una personalità costruita e ormai innervata in ogni persona di potere del Ducato. Tuttavia il proprio potere personale ne risulta ridotto anche a causa dell’ormai deposto Tribunale per l’Integrità della Fede, organo ecclesiale con il quale collaborava strettamente.
Forse proprio a causa della propria influenza e del proprio essere onnipresente in ogni dove, il 10 Giugno 1826 il Duca Malatesta incontra un ostacolo insormontabile. Quel giorno vengono nominate le nuove guide della Famiglia Nottingham con il conferimento del titoli di Conti a Margaret di Hannover e a Alexander Temple-Finch. La festa è di breve durata, infatti la serata si colma di cordoglio a causa della morte del Principe Ottone Amedeo di Savoia-Soissons.
Ma quel che accade quel giorno e che nessuno avrebbe mai, in nessun mondo, creduto possibile… è il ritrovamento di un corpo tanto immobile quanto un tempo fu in movimento.
Alla Chiesa di Cabriolo, poco lontana, la sera del 10 Giugno 1826, Federico Malatesta, Duca dell’Agro-Pontino, ex Ambasciatore dello Stato Pontificio e Banchiere Pontificio, muore assassinato lasciando i suoi pensieri, le sue idee, le sue elucubrazioni senza eguali… alla storia.